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La via di Molnár: PAL

Pubblicato: 6 maggio 2013 in Letterarura e Filosofia

I ragazzi della via Pál (in ungherese A Pál utcai fiúk) è un romanzo per ragazzi di Ferenc Molnár, pubblicato a puntate su una rivista nel 1906 e destinato agli adulti come denuncia della mancanza di spazi per il gioco dei ragazzi. È forse il più popolare romanzo ungherese, nonché uno dei più noti classici della letteratura per l'infanzia.

Ferenc Molnár, pseudonimo di Ferenc Neumann (Budapest, 12 gennaio 1878 – New York, 2 aprile 1952), è stato uno scrittore, drammaturgo e giornalista ungherese di origine ebraica; pubblicò diversi romanzi, novelle e drammi per il teatro. È l'autore del libro I ragazzi della via Pál , classico della letteratura per ragazzi, pubblicato nel 1906. Si trasferì negli Stati Uniti poco prima del secondo conflitto mondiale a causa dei pogrom, restandovi fino alla morte. Si sposò tre volte e la sua vita sentimentale fu parecchio tumultuosa, se non infelice. (Wikipedia)

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Stanisław Lem (Leopoli, 12 dicembre 1921 – Cracovia, 27 marzo 2006) è stato uno scrittore, medico e filosofo polacco.

Lem è probabilmente il più importante autore contemporaneo di fantascienza non angloamericana; le sue opere sono state tradotte in più di trenta lingue ed hanno venduto oltre trenta milioni di copie nel mondo. È considerato uno dei maggiori scrittori polacchi.

Uno dei suoi romanzi più celebri è Solaris. Nel 1972 il regista sovietico Andrej Tarkovskij ne ha tratto un film omonimo di grande successo, che lo ha reso popolare al di fuori della sua patria. (Wikipedia)

Trama di Solaris:

Tre scienziati chiusi in una stazione spaziale cercano di svelare l’enigma del pianeta Solaris e del suo unico abitante, un oceano sconfinato. La massa liquida è viva, interagisce con gli studiosi: modifica gli impulsi degli strumenti con cui viene esaminata. Dimostra una forma di intelligenza completamente diversa rispetto a quella dell’uomo. È un’entità capace di sondare l’animo umano raggiungendone le pieghe più remote.

Indifferente alle possibili conseguenze, si insinua nei ricordi più intimi degli astronauti, li turba al punto da condurli verso la follia. Concretizza immagini, archetipi e ricordi strappati al subconscio, elabora copie quasi perfette di persone e luoghi familiari. Un esploratore addirittura avvista un neonato gigantesco tra le onde, mentre la stazione spaziale è infestata da presenze più o meno inquietanti.

Il protagonista, Chris Kelvin, ritrova su Solaris la compagna morta suicida dopo un violento litigio. La sua Harey non è certo risorta per un miracolo divino, né per un prodigio della scienza. La donna che ha davanti è solo un fantasma in carne ed ossa, materializzato sulla matrice dei suoi ricordi.

È una creazione dell’oceano, o un fenomeno F, come direbbero i razionali colleghi. Chris è consapevole di avere davanti una versione idealizzata di Harey, e quindi falsa. Inizialmente il senso di colpa convive con il ribrezzo: Cerca di sbarazzarsi della “creatura”, ma la replica pare indistruttibile: è fortissima, rigenera qualsiasi danno e riappare comunque la si elimini.

Poco a poco l’uomo desiste e comincia ad accettare la presenza, giungendo ad amarla, ad abbandonarsi alla consapevole illusione. Quando Harey prenderà piena coscienza della propria natura, chiederà lei stessa ai compagni del marito di venire distrutta, e sarà accontentata.

A Chris non resterà che attendere e sperare che il pianeta gli doni nuovi crudeli miracoli. (terrediconfine.eu)

Nella metrica classica il piede (in gr. ant. ποῦς, lat. pes), così chiamato perché il ritmo si batteva con il piede, era formato da un gruppo di due o più sillabe brevi e lunghe che costituivano la misura del verso.

Nel piede vi sono due elementi distinti, uno forte chiamato arsi e segnato dall’ictus, uno più debole chiamato tesi dove la voce si abbassa.

Per quanto riguarda il ritmo, si deve far distinzione tra il piede ascendente che inizia dalla tesi e diventa più forte verso l’arsi, e il piede discendente che comincia dall’arsi per decrescere verso la tesi.

I piedi principali erano il trochèo, il giambo, il dàttilo, lo spondèo, l’anapesto e l’anfibràchio. Unendo più piedi veniva a formarsi il verso come l’esametro, il pentametro, lo scenario, l’adonio e altri.

Nella metrica italiana moderna vengono chiamati piedi quei gruppi di versi che formano le strofe della canzone o la stanza di una ballata o anche le prime due quartine del sonetto.

La metrica del Novecento esalta la funzione del piede per la sua autonomia di contro all’isosillabo e quindi al verso libero.

Il piede è pertanto l’unità ritmica, codificata dalla dottrina metrica antica, alla base della versificazione basata sulla quantità sillabica greca e latina.

Un piede è composto da almeno due sillabe e da almeno tre morae.

Il dattilo (dal gr. δάκτυλος, daktylos, “dito”, a causa della somiglianza dello schema — ∪ ∪ alla forma del dito), è un piede della poesia greca e latina.

Si compone di un’arsi di una sillaba lunga e di una tesi di due sillabe brevi; di conseguenza appartiene al γένος ἴσον e il suo ritmo è discendente.

La sua durata è di quattro morae; può essere in genere liberamente sostituito dallo spondeo (— —) la cui durata è uguale e il cui ritmo può essere discendente o ascendente a piacere.

Al contrario, l’anapesto ( ∪ ∪ —), piede sempre di quattro more, ma di ritmo ascendente, e il proceleusmatico (∪ ∪ ∪ ∪), di quattro more senza ritmo definito, sono sostituiti al dattilo solo molto raramente, ed esclusivamente nei versi destinati alla poesia lirica. (Wikipedia)

L’atarassia è un termine filosofico tipico dell’epicureismo e dello scetticismo; al di là delle diverse sfumature assunte nelle due scuole, il termine indica quella condizione esistenziale ideale caratterizzata da assoluta imperturbabilità di fronte alle passioni e, perciò, esente da ogni dolore.

Il termine proviene infatti dalla lingua greca: ἀταραξία (da α + ταραξις). Letteralmente “assenza d’agitazione”. (Wikipedia)

Carlo Alberto Salustri, più conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa – anagramma del cognome -, (Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950), è stato un poeta italiano, noto per le sue composizioni in dialetto romanesco. (Wikipedia)

Opera di Esiodo: EEE

Pubblicato: 22 settembre 2011 in Letterarura e Filosofia

Esiodo (in greco antico Ἡσίοδος / Esiodos, in latino Hesiodus; VIII secolo a.C. – VII secolo a.C.) è stato un poeta greco antico, le cui opere sono fatte risalire al periodo tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del VII secolo a.C.

Il catalogo delle donne (greco: γυναικῶν κατάλογος, gynaikôn katalogos) è uno dei tre poemi di Esiodo, suddiviso in cinque libri.

L’opera, di cui restano circa un migliaio di frammenti, è anche conosciuta coi nomi di Eoie ed Eee (in greco Ἠοῖαι o Ἤ οἷαι, in latino Eoeae o Ehoeae), derivato dalla formula ἠ οἵη (ē hoiē), « O quale donna…», che introduce ogni strofa del poema.

Il catalogo narrava la genealogia delle eroine della mitologia greca che si erano unite agli dei e degli eroi e dei semidei che avevano generato. (Wikipedia)

Rinaldo d’Aquino (Montella, 1227/28 – 1279/81) è stato un poeta italiano appartenente alla scuola siciliana di Federico II.

Chiamato messere in alcuni canzonieri, di lui rimangono un sonetto e dodici canzoni (tra cui Per fin amore vao si allegramente, citata da Dante Alighieri, e Già mai non mi conforto, dedicata alla Sesta crociata). Dante lo cita nel “De vulgari eloquentia” elogiando la sua eloquenza. (Wikipedia)