Pippo pittore: ORIANI

Pubblicato: 11 luglio 2011 in Arte

Pippo Oriani (Torino 1909 – Roma 1972), dopo aver intrapreso studi di architettura si dedica alla pittura entrando in contatto con Fillia e col gruppo futurista torinese ma tiene contatti anche con gli architetti Pagano, Persico e Levi Montalcini, nonché con Casorati e col Gruppo dei Sei. Il suo esordio espositivo avviene nel Padiglione Futurista alla mostra internazionale di Torino del 1928.

Coi Futuristi partecipa successivamente alle rassegne di Mantova, della Promotrice torinese e di Barcellona dove le sue scenografie sono premiate con medaglia d’oro, di Parigi e Alessandria. A Milano allestisce una propria sala alla mostra dei Futuristi italiani alla Galleria Pesaro ed espone alle mostre itineranti del gruppo, di cui collabora ad aggiornare la poetica, sulle indicazioni della cultura europea, soggiornando a più riprese a Parigi tra ’29 e ’33, in contatto con i maggiori interpreti delle avanguardie, da Zadkine a Léger, Kandinsky, Delaunay, Le Corbusier, Prampolini. Nel 1929 espone alla Galérie 23 nature morte vicine a Severini. Nel ’30 lavora sul concetto di “simultaneità” in un ambito neocubista non privo di inflessioni metafisiche e simboliche. L’artista assume un ruolo significativo nell’ambito del Secondo futurismo a Torino. Tipica della sua ricerca è una forte componente astratta che si innerva di eleganze surrealistiche.

Espone alla Biennale di Venezia del 1932 “Nascita della simultaneità” che si considera il suo capolavoro, con il coevo “Paesaggio interplanetario”, esposto a Parigi e con l’inquietante “Divinizzazione dello spazio” del 1933, ora alla Galleria d’arte moderna di Torino. Nel ’34 si rivolge all’aeropittura; nel ’35 ritorna al postcubismo braquiano mentre nella Biennale del ’36 espone opere in clima espressionista: nei suoi dipinti risultano comunque dinamicamente sottolineati i ritmi plastici. Nel 1938 espone con Costa e Mino Rosso alla Galleria Gianferrari di Milano; ancora con Mino Rosso a Torino nel 1939. Ampia la collaborazione dell’artista con scritti a riviste futuriste. Lungo il quarto decennio Oriani lavora in architettura accanto a Sartoris, Djulgheroff e Fillia, e con Rosso e Fillia nell’allestimento di interni (i suoi lavori sono citati nel 1931 nel volume di Fillia su “La nuova architettura”), con Martina e Cordero nel campo della cinematografia d’avanguardia: con i citati realizza a Parigi il film “Vitesse”.

Nel dopoguerra si apparta pur proseguendo l’attività pittorica che ripropone in un’ampia antologica solo nel 1964 alla Galleria della Medusa di Roma con presentazione di F.Menna: le ultime opere sono nell’ambito di una figurazione archetipica. L’artista è ampiamente considerato in tutte le rassegne e i volumi dedicati a Futurismo e Secondo Futurismo. Bibliografia E.Crispolti, Il Secondo Futurismo. Torino 1923-1938, Torino 1961; Aspetti del Secondo Futurismo torinese, catalogo mostra a cura di A Galvano e E.Crispolti, Torino 1962; Prima mostra antologica di Pippo Oriani, catalogo della mostra a cura di F.Menna, Roma 1964; L.Mallé. Museo civico di Torino, I dipinti della Galleria d’arte moderna, Torino 1968; A Dragone, Le arti figurative in Torino tra le due guerre, catalogo mostra, Torino 1978; Ricostruzione futurista dell’Universo, a cura di E.Crispolti, Torino 1980. Catalogo Generale di Pippo Oriani Ed. Centro d’Arte Mercurio, Milano 2002. (arsvalue.com)

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